Il Miele di timo ibleo, il nuovo Presìdio Slow Food

«I nostri maggiori vedevano nelle nicchie sepolcrali esistenti in molte rupi volte a mezzogiorno delle nostre valli, dei naturali alveari, dai quali scorreva profluvio di miele… Tuttora però non mancano sciami errabondi»
Miele e Iblei in Leonardo Sciascia, Fatti diversi di storia letteraria e civile, Sellerio 1989

(Sett. 2018) Da tempo imbarcato sull’Arca del Gusto di Slow Food, il miele di timo ibleo è il 49° Presìdio in Sicilia, la regione al mondo col più alto numero di progetti avviati dal movimento eco-gastronomico per salvaguardare specie vegetali, razze animali e particolari prodotti di trasformazione artigianali che rischiano di scomparire.


 

Pantalica in Primavera
Pantalica in Primavera

Il timo è un genere di piante, molto gradite dalle api, di cui esistono diverse specie. Solo da una di esse si riesce a ricavare un miele monofloreale, il Thymus capitatus, presente spontaneamente in gran parte del bacino del Mediterraneo. Nel territorio dei Monti iblei – compreso tra le province siciliane di Siracusa, Ragusa e, in minima parte, di Catania – da questa specie chiamata in dialetto satra o satarèdda, nel periodo estivo si produce un miele di timo che tende a cristallizzare velocemente, di colore ambrato più o meno chiaro, odori floreali un po’ speziati, sapore dolce e aroma intenso e persistente.
In questa parte della regione siciliana sono diffuse le cosiddette garìghe, termine botanico dato a un tipo di vegetazione contraddistinta da bassi cespugli con vari arbusti ed erbe, comune alle zone aride rocciose, pietrose e solitamente calcaree dell’area mediterranea. Gli ambienti di garìga degli Iblei, dal punto di vista floristico, vedono l’associazione di numerose specie che, nel complesso, costituiscono un ottimo pascolo per le api; in particolare, quelle caratterizzate dalla costante e prevalente presenza di timo e rosmarino sono fondamentali per produrre il tradizionale e pregiato miele monoflora.

fiore di timo selvatico
fiore di timo selvatico

Già nell’età classica il miele di timo era celebre e apprezzato, come attestano numerose citazioni disseminate nella letteratura greca e latina, da Strabone a Virgilio, da Ovidio a Plinio il Vecchio e a molti altri. A ciò è collegato il mito di Ibla: un etnonimo dall’origine incerta dal quale derivano i nomi di alcune città, vere e presunte, della Sicilia antica, fra cui la colonia greca di Megara Hyblaea, i cui resti si trovano a pochi km dall’attuale Augusta, quello della catena montuosa dei monti Iblei e l’identificazione territoriale del miele di timo detto, per l’appunto, ibleo.
Purtroppo, i timeti sono in continua regressione, aggrediti negli ultimi decenni su più fronti: inquinamento atmosferico e da prodotti chimici, incendi, raccolta indiscriminata per usi terapeutici e cosmetici, cui si aggiunge il problema, più generale, degli effetti dei cambiamenti climatici sulle fioriture. Inoltre, è da ricordare che parte della responsabilità della diminuzione dei timeti in Sicilia è da imputare alle troppe conversioni di terreni rocciosi in terreni agrari, con scriteriati sbancamenti di molte zone di garìga.
Negli ultimi anni la produzione del miele di timo ibleo è significativamente calata. Dai 6 kg ad arnia che si producevano negli anni migliori si è passati a una media di 2 kg. Si tratta in ogni caso di produzioni limitate se confrontate ai monoflora di zagara di arancio e di millefiori, che nelle annate più soddisfacenti possono garantire una media di 25 kg di miele a singola cassetta.
Sono sempre meno gli apicoltori che continuano a portare le api a bottinare il timo arbustivo dove resiste l’habitat adatto alla sua diffusione spontanea. Solitamente tra la fine di maggio e le prime settimane di agosto, a seconda dell’altitudine, il roseo-purpureo dei fiori e il loro profumo ne sottolinea la presenza nelle campagne di bassa collina e risalendo i tavolati dei monti Iblei, in certi tratti tagliati dalle cave come localmente vengono chiamate delle profonde gole ricche di natura e di storia.


Il Presìdio
Da tempo inserito nell’Arca del Gusto, il Presidio del miele di timo ibleo assume una valenza anche simbolica per il legame antico e autentico con un determinato territorio. Il rischio che la sua presenza possa pericolosamente ridursi ancor di più è indissolubilmente legato ai numerosi fattori che minacciano la pianta da cui le api traggono il nettare. Il Presidio, oltre a valorizzare un miele monofloreale dalle caratteristiche uniche, punta a invertire la tendenza del declino dei timeti. Il timo è una specie da riforestazione, mediante la piantumazione in luoghi idonei è possibile ripristinare ambienti naturali alterati, mettendo a disposizione delle api nettare prezioso e permettendo agli apicoltori di proseguire la tradizione di portare le arnie sulle fioriture del timo.


Produttori

Xiridia Miele
Di Rosa Sutera
Via G. Greco, 46
Floridia (SR)
Tel. +39 3392691711
rosa.sutera@alice.it

Davide Samperi
Via Cefalù, 9
Acireale
Tel. +39 3687485755
giannisamperi@hotmail.it

Area di produzione
Monti Iblei, territori del ragusano e del siracusano

Referente dei produttori
Rosa Sutera
Tel. +39 3392691711
rosa.sutera@alice.it


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Ulteriori fonti
Il Manifesto: https://ilmanifesto.it/miele-di-timo-presidio-ibleo
Slow Food Fondazione: https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/miele-di-timo-ibleo
Arca del Gusto: https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/miele-di-timo-dei-monti-iblei 

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