Le acque che beviamo. Sintesi del test e dei risultati

Nel corso dell’incontro dedicato all’acqua organizzato da Slow Food Palermo Aps, è stata proposta ai partecipanti una semplice degustazione alla cieca con l’obiettivo di verificare quanto sia facile – o difficile – distinguere, attraverso il solo assaggio, tre diverse tipologie di acqua. Qui la descrizione dell’evento.

Il test

Sono state utilizzate tre acque:

  • acqua di rete, fornita al locale Radici e raccolta 24 ore prima in una caraffa neutra;
  • la stessa acqua di rete microfiltrata, attraverso l’impianto utilizzato dal locale;
  • acqua minerale naturale Cavagrande, proveniente dall’area etnea.

I tre campioni sono stati conservati in frigorifero a circa 6 °C e serviti nelle medesime condizioni, in brocche identificate soltanto dai numeri 1, 2 e 3. Hanno partecipato al test 29 persone. Ciascun partecipante ha scelto liberamente una delle tre brocche, assaggiando quindi un solo campione, e ha indicato quale delle tre tipologie ritenesse di avere nel bicchiere: acqua di rete, acqua di rete microfiltrata oppure acqua minerale. Complessivamente sono stati effettuati 9 assaggi dell’acqua di rete, 11 della microfiltrata e 9 della minerale.

I risultati

Su 29 prove, 14 identificazioni sono risultate corrette (48,3%) e 15 errate (51,7%). La capacità di riconoscimento è stata però molto diversa a seconda dell’acqua assaggiata:

 

 

 

 

 

 

Il risultato più evidente riguarda dunque l’acqua minerale: soltanto 1 partecipante su 9 l’ha identificata correttamente. Negli altri otto casi è stata scambiata per acqua proveniente dalla rete, tal quale o microfiltrata. L’acqua di rete è stata invece quella riconosciuta con maggiore frequenza: 7 volte su 9. Intermedio il risultato della microfiltrata, correttamente identificata 6 volte su 11.

Cosa ci dice il test
Dall’esperimento emerge innanzitutto un dato: non è così scontato distinguere alla cieca acqua di rete, acqua di rete microfiltrata e acqua minerale. Più della metà delle identificazioni effettuate dai partecipanti è risultata errata e, in particolare, l’acqua minerale utilizzata per la prova è stata quasi sempre attribuita a una delle altre due categorie. Il test, tuttavia, non aveva lo scopo di stabilire quale acqua fosse migliore né di misurare il gradimento o la qualità organolettica percepita. Ai partecipanti è stato chiesto esclusivamente di riconoscere la tipologia del campione assaggiato. Non è quindi possibile ricavare dai risultati una graduatoria qualitativa tra acqua minerale e acqua di rete, né stabilire l’eventuale influenza di marca, etichetta o packaging sulla percezione del consumatore. Si tratta inoltre di un piccolo esperimento dimostrativo, con limitato valore statistico, realizzato su 29 partecipanti e con specifiche acque. Il risultato offre però un interessante spunto di riflessione: quando vengono eliminate etichette, bottiglie e altre informazioni sull’origine del prodotto, riconoscere ciò che abbiamo nel bicchiere può essere molto meno immediato di quanto immaginiamo.

Prossimi appuntamenti
Visto l’interesse mostrato dai soci partecipanti, la Condotta Slow Food Palermo sta valutando la possibilità di organizzare nuovi incontri dedicati all’acqua, per approfondirne caratteristiche, qualità, provenienza, trattamento e consumo consapevole. Un tema che si inserisce anche nel quadro dell’Obiettivo 6 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, dedicato all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari e che, tra i suoi traguardi, prevede di garantire a tutti un accesso universale ed equo ad acqua potabile sicura e a costi accessibili.


 

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